INTIMIDAZIONI E REPRESSIONE NON FERMANO LA LOTTA CONTRO LA DISCARICA DI ALBANO

LA LOTTA PER LA CHIUSURA DELLA DISCARICA DI RONCIGLIANO PROSEGUE, NONOSTANTE INTIMIDAZIONI E REPRESSIONE

Al compimento del mese di presidio contro l’ordinanza Raggi e dopo venticinque giorni di sversamenti di spazzatura romana nella discarica di Albano-Roncigliano, la questura di Roma emana un “foglio di via” della durata di 6 mesi per un nostro compagno del “Coordinamento contro l’inceneritore” preannunciandogli anche una denuncia per “blocco stradale” ed “interruzione di pubblico servizio”.

La questura ricorre banalmente al più ottuso dei provvedimenti repressivi per contrastare una protesta autenticamente popolare contro la prepotenza commissariale che va ben oltre le norme e la realtà dei fatti.

Prepotenza che si aggiunge a prepotenza senza timore di sprofondare nel ridicolo più totale.

Attribuire un provvedimento di questo tipo ad un compagno sempre presente in 14 anni di lotta e che abita a pochi km dal sito di Roncigliano, anche se in un comune diverso, ma contiguo alla discarica rimasta aperta fino all’incendio del 2016, sembra essere un chiaro messaggio intimidatorio verso tutti/e quelli/e che stanno generosamente partecipando al presidio e alle altre numerose iniziative che hanno come obiettivo la chiusura definitiva della discarica.

Va precisato che il questore di Roma cita nella sua ordinanza precedenti per “rissa”, “resistenza a pubblico ufficiale” e addirittura “violazione della normativa in materia di armi” che sono menzogne inventate di sana pianta per le quali si sta valutando di chiamarlo a rispondere nelle sedi opportune oltre ovviamente a ricorrere immediatamente contro il suo provvedimento “di via”.

Si vuole dare in pasto all’opinione pubblica una persona che, secondo le motivazioni scritte, si “trattiene ad Albano al solo scopo di commettere azioni delittuose” in quanto “non vi svolge alcuna attività lavorativa regolare”.

Falsa anche questa ultima affermazione, a meno che non sia reato essere assunti da precario guarda caso proprio ad Albano e trovarsi dal 30 giugno scorso disoccupato, in attesa di tempi migliori.

Il “foglio di via”, va ricordato, è un atto che ha origine nella legislazione fascista e si vorrebbe ora applicare a chi è attivo nelle lotte sociali secondo quella logica poliziesca che ragiona ritenendo ogni conflitto il frutto dell’azione esterna e sovversiva di donne e uomini tendenti “per natura” al subbuglio.

Se poi per “azioni delittuose” si intende il rallentamento dei TIR per lo sversamento dei rifiuti che inquinano tutta la zona, di sicuro non lo ha fatto solo il nostro compagno e non c’è di certo da vergognarsene.

Alla faccia della “transizione ecologica” e della famigerata “green economy”, il Comune di Roma, assistito dalla Regione Lazio, non trova di meglio da fare che continuare la ricerca di buche dove sversare l’enorme mole di rifiuti indifferenziati di ogni genere causando gravi danni per l’ambiente e la salute dei cittadini.

Forse, e sottolineiamo il forse, le “azioni delittuose” potrebbero essere meglio ricercate da chi di dovere e che invece, continua a garantire con l’uso della forza pubblica e, a questo punto, con provvedimenti e denunce lo scempio contro cui ci stiamo opponendo, peraltro ignorando ad esempio l’interdittiva antimafia che ha coinvolto diverse società responsabili della discarica attuale di quella di Malagrotta, tutte riconducibile al noto “imprenditore” Manlio Cerroni.

Senza la presenza costante di decine di agenti, probabilmente la popolazione presente avrebbe già rispedito verso il Campidoglio tutti i TIR carichi di immondizia.

Continuiamo la mobilitazione e le iniziative, tra le quali il presidio venerdì 3 settembre sotto la Regione Lazio (piazza Oderico da Pordenone) dalle ore 10.30 e la costruzione di una manifestazione quanto più partecipata possibile ad Albano per la prossima settimana per ribadire il concetto che la discarica va definitivamente chiusa e che ogni forma di intimidazione e repressione non ci farà arretrare mai, neanche di un solo passo.

COORDINAMENTO CONTRO L’INCENERITORE DI ALBANO – 1 settembre 2021

https://noinceneritorealbano.noblogs.org  

Comunicato no inc foglio di via – def – 1 settembre 2021

SABATO 24 LUGLIO: MANIFESTAZIONE AD ALBANO

SABATO 24 LUGLIO, ORE 18.00

MANIFESTAZIONE AD ALBANO

(ritrovo in piazza S.Pietro)

“CHIUDERE LA DISCARICA DEFINITIVAMENTE,

RISPEDIAMO L’ORDINANZA RAGGI AL MITTENTE!”

Il settimo invaso della discarica di Roncigliano va chiuso e non riempito ulteriormente al ritmo di 1.100 tonnellate al giorno.
L’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2009 non può essere derogata perchè già ampiamente scaduta, estinta.
Perché ci sono gli idrocarburi nella falda.
Perché la falsa bonifica è fallita.
Perché il sito di Roncigliano è inagibile e chiuso dal 2016, quando un incendio distrusse l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico.
LIBERIAMOCI DA DISCARICHE, INCENERITORI E BIOMETANO
AD ALBANO E DA QUALUNQUE ALTRA PARTE
COORDINAMENTO CONTRO L’INCENERITORE DI ALBANO
https://noinceneritorealbano.noblogs.org

PIANO ANTENNE E AREE DI NUOVE INSTALLAZIONI: 20 LUGLIO NUOVO INCONTRO CON L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Pubblichiamo un nostro studio riguardante il “Piano Antenne” (la cui sigla è “P.R.A.E.E.T.” e la ditta che lo ha redatto si chiama “P.R.A.E.E.T. srl”) che il Comune di Marino si appresta ad approvare in sede di Consiglio Comunale.

Di seguito, una nostra “sintetica” analisi di 2 paginette, corredata da una mappa di tutti gli impianti di telefonia mobile già presenti, le aree di ricerca per nuove installazioni, le aree “suggerite” dal Comune ai gestori e la localizzazione di scuole e ospedali.

Negli altri allegati in PDF a fondo pagina ci sono:

  • le localizzazioni con gli indirizzi di tutto ciò che è riportato visivamente nella mappa (impianti, aree di ricerca per nuove installazioni, aree preferenziali indicate dal Comune)
  • i 24 punti che abbiamo individuato come “critici” all’interno del “Piano Antenne” in via di approvazione
  • il confronto di tutti gli articoli del “Regolamento” che il Comune di Marino si appresta a votare con la versione precedente, approvata dalla Giunta Comunale a febbraio, e con il regolamento in vigore ad Albano il quale è stato redatto dalla stessa ditta

Assemblea contro la Cementificazione

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IL PIANO ANTENNE DEL COMUNE DI MARINO
NON TUTELERA’ LA POPOLAZIONE
DAGLI INTERESSI DI GESTORI, IMPIANTISTI E LOCATORI

A breve il Comune di Marino approverà in Consiglio Comunale il “P.R.A.E.E.T.”, cioè il “Piano Antenne”.

Esso non vieterà l’installazione su tutto il territorio di nuove antenne (chiamate S.R.B., Stazioni Radio Base) qualora i gestori telefonici, tramite le ditte di installazione, decidessero di mettersi d’accordo privatamente con i locatari di terreni ed immobili.
Infatti, la ditta “P.R.A.E.E.T. Srl” (si chiama come il “Piano Antenne”) di intesa con il dirigente comunale all’urbanistica e con la Giunta Comunale ha individuato ben 14 “Aree Preferenziali” dove “suggerisce” ai gestori telefonici le aree dove posizionarsi per nuovi impianti S.R.B.

Purtroppo, la legge nazionale 36/2001, nota come “Legge Gasparri”, approvata dall’allora centro-destra e mai cambiata da centro-sinistra e Cinquestelle, assimila le antenne ad opere primarie di urbanizzazione, come le fogne. Quindi è veramente difficile opporsi alla costruzione di una “Stazione Radio Base”, anche in prossimità di scuole, asili ed ospedali.

Però qui a Marino, in particolare a Castelluccia (via delle Molette) e a S.Maria (Green House) da molti mesi i cittadini si sono organizzati e stanno lottando con tenacia contro due nuovi impianti: a Castelluccia per il momento non hanno “piantato un chiodo” mentre a S.Maria hanno installato il “palo” ma non la cabina, in quanto l’area è stata posta sotto sequestro. E per fortuna si tratta di due aree che il “P.R.A.E.E.T.” non prevede
neanche come quelle idonee per le “Stazioni Radio Base”. Tutto ciò a dimostrazione dell’inutilità di tale strumento di regolamentazione quando gli interessi privati trovano una loro convergenza ma anche a sostegno del fatto che la capacità di mobilitazione a volte può bloccare tali scempi che mettono a rischio la salute.

Sono stati censiti attualmente 13 Impianti Tecnlogici (I.T.) che ospitano un totale di 24 Stazioni Radio Base (SRB): 9 di Vodafone, 7 di TIM, 6 di Wind/3 e 3 di Iliad (per un totale di 25, se abbiamo fatto bene i conti).

Le “Aree di Ricerca”, cioè quelle zone su cui i gestori vogliono installare nuovi impianti, sono in totale 21: 10 Iliad, 8 TIM, 3 Vodafone mentre Wind/3 non le ha comunicate (e quindi il totale potrebbe sfiorare le 30 aree)

Minore è il numero di Impianti Tencologici di un gestore, maggiore saranno le sue Aree di Ricerca: Iliad ne possiede solo 3 e quindi ne sta cercando altre 10. Viceversa, Vodafone ne ha già 9 e ne sta cercando solo altre 3.

Il Comune di Marino ha individuato, a fronte di 21 ricerche (più quelle mancanti di Wind/3), 14 Aree Preferenziali: 8 su Impianti Tecnologici già esistenti e 6 su zone totalmente libere.

Questo significa in parole semplici che il Comune “invita” le compagnie a sistemarsi sui pali di 8 impianti già esistenti aumentando così di fatto l’elettrosmog in tutta l’area circostante oppure a realizzare il nuovo impianto in 6 zone finora libere da questa “necessità”.

Tra le cose peggiori è che all’inutilità del “P.R.A.E.E.T.” per quanto concerne l’impossibilità di imporre divieti di installazione si somma il regolamento in via di approvazione dal Comune. Lo abbiamo infatti confrontato con quello in vigore ad Albano ed elaborato dalla stessa ditta, la quale è beneficiaria di 24.000 euro per il lavoro finora svolto.
Il regolamento che si vuole approvare qui a Marino è totalmente sbilanciato a favore degli interessi delle compagnie telefoniche e delle ditte di impiantistica ed, inoltre, nella sua sua versione più recente è addirittura stato “certosinamente” peggiorato rispetto al preliminare approvato a febbraio.

Ad esempio, mentre a febbraio non potevano essere costruiti impianti telefonici a meno di 50 mt di distanza da scuole, asili e ospedali adesso sarà possibile farlo. Non basta: sarà possibile farlo anche dentro le scuole e gli ospedali o i parchi gioco, nonostante siano stati dichiarati “siti sensibili”.

Ad Albano i gestori sono obbligati a installare e pagare centraline di monitoraggio che pubblicano ogni giorno i dati di inquinamento elettromagnetico prodotto su tutti gli impianti esistenti.

A Marino la rete di monitoraggio non viene invece loro imposta.

La costituzione di un Gruppo Tecnico Volontario non servirà a nulla: esso è infatti solo un organo consultivo e non ha potere decisionale ma esprime solo un parere obbligatorio. E riguarda tutti i GTV di tutti i comuni.
Ad Albano ne fanno però parte anche tecnici di ARPA, USL e Soprintendenza dei Beni Archeologici. A Marino, nel regolamento di febbraio, hanno depennato la Soprintendenza. Nell’ultima versione il Comune esclude anche ARPA e USL. Facciamo tutto “tra di noi”. A febbraio il Gruppo Tecnico Volontario veniva investito della competenza di promuovere e organizzare attività di informazione didattica nelle scuole del territorio. A luglio questa possibilità è stata cancellata.

L’aspetto forse più grave che il Comune di Marino sta per sancire nel regolamento in approvazione tra poche settimane è quello che esso vieta la pubblicazione delle caratteristiche tecniche degli impianti tecnologici.
Ad Albano invece alcune di esse, quelle principali, vengono rese pubbliche a beneficio dei cittadini.

Ci sono anche altre norme che confrontandole con quelle del vicino Comune di Albano o con il regolamento approvato in via preliminare sono state cancellate o stravolte.
Abbiamo fatto un confronto dettagliato al quale vi rimandiamo con uno specifico allegato evidenziando 24 criticità.

Così come abbiamo realizzato una mappa con tutte le aree interessate dai gestori telefonici e un elenco quanto più preciso degli indirizzi in cui esistono o esisteranno Stazioni Radio Base.

Vi invitiamo a prendervi un po’ di tempo per leggerli e diffonderli.
Questo Comune rischia quello che rischiano tutti gli altri: a seguito della necessità dello sviluppo di nuove tecnologie, principalmente utili per questioni superficiali e comunque per interessi di mercato, si rischia seriamente di vivere in territori dove le emissioni elettromagnetiche antropiche giornaliere saranno notevolmente superiori a quelle già presenti.

E infatti il Parlamento si appresta ad aumentare di ben 10 volte i limiti tollerati, da 6 Volt al metro a oltre 60.

Alla faccia di tutto quello che si sta passando con la pandemia: la salute viene dopo il profitto, è questo il messaggio.

In rete si trovano molti studi sulla nocività delle onde elettromagnetiche e a breve ne evidenzieremo alcuni.
Vale la pena ricordare che i gestori stanno continuando ad impiantare antenne per la trasmissione anche in 3G, 4G, 4G+ e 4,5G oltre al “famoso” 5G. Sostanzialmente ogni gestore si vuole costruire una propria rete di telecomunicazione. Se, ad esempio, esistesse un gestore unico monopolista l’inquinamento elettromagnetico
dovuto alle S.R.B. diminuirebbe notevolmente. Il libero mercato invece fa mettere a profitto i terreni e gli immobili dei locatari, con grave danno per la salute e l’economia della popolazione delle aree limitrofe.

Non c’è tempo da perdere.

Occorre informarsi ed impedire che gli interessi dei privati creino un regolamento a tutto loro vantaggio nonché una serie di infinite diatribe nel vicinato interessato dalla speculazione commerciale degli operatori.

A livello generale, il Decreto Semplificazioni approvato da centro, destra, sinistra e cinquestelle è un altro regalo ai gestori telefonici che ricadrà negativamente sulle tutele per tutta la popolazione. Ecco quali sono le “nuove occasioni” che la pandemia crea: un’accelerazione per gli affari delle multinazionali, che si sommano alla fine del blocco dei licenziamenti e alla fine del blocco degli sfratti. Tutto a vantaggio della rendita
economica, a discapito della vita delle persone.

Possedere un telefonino, un autoveicolo, prendere un areo l’anno o gettare immondizia non significa dover accettare che da 13 siti telefonici si possa arrivare a 40, vedere la stradina sotto casa trasformata in tangenziale, accettare che l’aeroporto di Ciampino sia passato da 30 voli istituzionali a 200 voli commerciali oppure costruire discariche e inceneritori perché non si vogliono ridurre le produzioni di merce.

Assemblea contro la cementificazione di Marino – http://stopcemento.noblogs.org – stopcemento@inventati.org

ALLEGATI

[01] Documento di Sintesi – Assemblea contro la Cementificazione

[02] Punti di Criticità del Regolamento P.R.A.E.E.T. – Assemblea contro la Cementificazione

[03] Tabella delle Aree Preferenziali, delle SRB esistenti e delle Aree di Ricerca – commenti al PRAEET – Assemblea contro la cementificazione

[05] Confronto puntuale tra regolamento di Albano, regolamento preliminare di Marino e bozza di luglio – Assemblea contro la Cementificazione

A CASTELLUCCIA DI MARINO LA GENTE DI NUOVO IN STRADA PER IMPEDIRE L’INSTALLAZIONE DI UN IMPIANTO DELLA ILIAD

IL PIANO ANTENNE NON SERVE A PROTEGGERE LA CITTADINANZA

L’amministrazione comunale di Marino si appresta ad approvare il “PRAEET”, cioè il “Piano Antenne”, entro poche settimane.

In un incontro con l’assessore all’urbanistica Trinca e il dirigente Gentilini, responsabile della redazione del “Piano Antenne”, svoltosi l’8 luglio a S.Maria delle Mole, abbiamo avuto la conferma che purtroppo esso non può vietare alle compagnie telefoniche di installare OVUNQUE vogliano le loro “Stazioni Radio Base” (cioè il sistema antenne+cabina).

Già lo sapevamo e lo avevamo scritto come potete controllare nell’articolo di alcuni mesi fa sul nostro blog.

Allora a cosa serve il “Piano Antenne” ?

Esso “suggerisce” a seguito di un apposito studio svolto da una ditta incaricata dal Comune per la modica cifra di 24.000 euro alcune “Aree Preferenziali” sulle quali far convergere i nuovi impianti telefonici. Diverse aree sono di proprietà comunale, cosicché i canoni di locazioni potranno essere riscossi dall’Ente e non dai privati.

Ma non c’è scritto come essi verranno poi impiegati.

Se un gestore ritenesse più utile fare l’impianto in una zona diversa da quelle preferenziali, basta che si metta d’accordo con il proprietario del terreno o dell’immobile, produca il progetto, avverta l’ARPA e richieda eventuali autorizzazioni paesaggistiche al Comune o ad altri Enti competenti e potrà comunque piazzare la propria antenna scavalcando i “PRAEET”.

Vale, purtroppo, la legge nazionale nota con il famigerato nome di “Gasparri” del 2001 (centrodestra) che non è stata abolita né dal centrosinistra, né dal Movimento 5 Stelle.

Sta bene, evidentemente, a tutto l’arco parlamentare.

Il quale a breve potrebbe esprimersi su un emendamento presentato da “Italia Viva” che vuole alzare i limiti di legge dai 6 Volt al metro attuali a 61 Volt al metro: li vuole cioè decuplicare proprio per favorire la proliferazione delle antenne su tutto il territorio nazionale, così come richiesto dalle compagnie telefoniche, dalla AGCOM e dal ministro Colao che proviene proprio dal settore delle grandi società di telecomunicazioni.

Il tutto a scapito della salute e della sicurezza della popolazione.

E meno male che con la pandemia gli aspetti riguardanti la salute pubblica dovevano essere maggiormente tutelati.

In un prossimo articolo parleremo più dettagliatamente del perchè il “Piano Antenne” del Comune di Marino non va bene, secondo noi, delle 6 nuove aree dove l’amministrazione sarebbe favorevole all’installazione di nuovi impianti e delle altre 8 aree dove già esistono e possono essere ulteriormente potenziati. Le richieste dei gestori non sono 14 ma addirittura 21. Mancano quelle di Wind, quindi potrebbero essere ancora di più.

Insomma in mezzo a tutta questa selva di pali di 20-30 metri di altezza che emetteranno radiazioni a ciclo continuo, ci riserviamo di scriverne più in dettaglio a breve perchè dal “Piano Antenne” approvato in via preliminare a febbraio, già da noi definito “ciofeca”, a quello che l’amministrazione ci ha esposto a luglio c’è stato un certosino lavoro in senso ulteriormente peggiorativo.

Comunque, non abbiamo fatto in tempo a finire la riunione con l’assessore e il dirigente che, a riprova di quanto sopra, stamattina 9 luglio siamo scesi in strada alle molette, nella frazione Castelluccia di Marino, perché si è presentata la ditta che da febbraio 2020 vorrebbe installare 26 metri di palo della Iliad e non c’è ancora riuscita grazie alla costante mobilitazione della popolazione residente.

Si fa notare che quell’area non è stata inclusa nel “Piano Antenne”, a dimostrazione del fatto che le ditte possono fare quello che vogliono a prescindere, basta che si accordino con il privato.

Nel caso specifico, uno dei responsabili della ditta incaricata di montare il palo è anche il proprietario di una quota del terreno su cui dovrebbe essere realizzata l’antenna.

Guadagno doppio. Ottimo. Per lui.

La popolazione residente lo ha di nuovo inizialmente bloccato, tanto che l’imprenditore si è sentito in dovere di chiamare la polizia, intervenuta inizialmente con una sola pattuglia.

Nonostante le discussioni, si è andato avanti così per alcune ore e visto che i lavori, riguardanti dei sondaggi geologici che saranno propedeutici ad un altro accesso per la costruzione vera e propria, non riuscivano a partire per la ferma opposizione dei presenti. si sono scomodati i dirigenti del Commissariato di Polizia di Marino.

Sono intervenuti minacciandoli di identificare gli abitanti e di denunciarli per “manifestazione non autorizzata”.

Erano tutti sul vialetto privato di casa loro, l’unico accesso al terreno oggetto degli appetiti dell’imprenditore.

Siamo arrivati a questo punto ? Non è possibile neanche scendere di casa nel proprio vialetto ?

Comunque, le persone, non sapendo bene se la minaccia fosse giustificata o meno hanno dovuto a malincuore concedere, per la prima volta in 18 mesi, il passaggio al soggetto in questione, forte dell’intervento della polizia.

Il lavoro è durato piuttosto poco, trattandosi di un carotaggio. Andati via i personaggi non desiderati, ci si è riuniti sotto la veranda di una delle famiglie preoccupate di quanto stava avvenendo e si è discusso di come procedere, cercando tutta la documentazione. Non si è presentato nessuno politico dell’amministrazione grillina, pur avvertito, né dell’opposizione, per dovere di cronaca.

All’uscita dall’abitazione di questa famiglia, dopo 5 ore dall’inizio della mobilitazione si presenta una pattuglia dei vigili urbani marinesi con una “tecnica” che si sta facendo le ossa sulla materia.

Risultato: tutti e tutte identificate, minacciati pure di essere denunciati/e per “procurato allarme” perché, secondo una delle due vigilesse, visto che la ditta non c’era più e che aveva fatto solo i carotaggi e non l’antenna non dovevamo chiamarli. Ma chi lo sapeva cosa avrebbe o non avrebbe fatto la ditta ?

Inoltre, nessuno di noi aveva chiamato i vigili urbani, piccolo dettaglio. Così abbiamo chiesto noi a loro chi l’avesse interpellate via telefono alla centrale ma non ci hanno saputo rispondere e si sono arrampicate sugli specchi

Alla fine, si sono svolte nel tardo pomeriggio due ulteriori riunioni: una a Castelluccia e una nell’adiacente frazione di Due Santi.

Era già stata fissata una riunione pubblica con l’amministrazione comunale il 20 di luglio ma, evidentemente, ci sarà da continuare a monitorare la situazione in questi giorni perché non basta fare le pulci al “Piano Antenne”.

Brevi considerazioni: le ditte private si comportano da “padroni” ottocenteschi, la polizia interviene intimidendo persone tranquillissime ma che non vogliono una nocività del tutto inutile vicino casa (e vicino la scuola), l’amministrazione comunale fa un piano antenne che serve a poco, nessuno di loro si presenta in loco a vedere la situazione (neanche i consiglieri che abitano in zona!), mandano però i vigili che identificano chi usciva dall’abitazione di una delle famiglie residenti dove ci si era riuniti per fare il punto della situazione, Colao e “Italia Viva” chiedono al Parlamento di alzare i limiti di legge…insomma il quadro del rapporto tra istituzioni e cittadini ci sembra piuttosto chiaro e alquanto compromesso, per usare un eufemismo.

Nonostante ciò, ribadiamo che a Castelluccia l’antenna, dopo 18 mesi, ancora non esiste e a S.Maria delle Mole ce ne è una sotto sequestro e su cui incombe l’atto di demolizione.

A seguito esclusivamente delle capacità delle popolazioni di comprendere che non è giusto accettare nuovi rischi per la propria salute solo perché il mercato delle vacche è regolato da leggi che sono state fatte per favorire gli interessi commerciali a tutto discapito di quelli sanitari.

Articolo in formato PDF

LA DISCARICA DI ALBANO DEVE ESSERE CHIUSA. PER SEMPRE.

Riportiamo il comunicato del “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” sulla vicenda che vede la sindaca di Roma dotarsi di super-poteri che, secondo lei, le consentirebbero di riaprire la discarica di Roncigliano (frazione del Comune di Albano) perché in 5 anni di amministrazione non è minimamente riuscita ad organizzare un minimo di raccolta differenziata.

 

 

Ieri 1 luglio 2021,  come Associazione contro tutte le nocività – Coordinamento No Inc, Alternativa Sostenibile, Comitato Risanamento Ambientale, Coordinamento Energia Rifiuti Lazio, nel corso di una video riunione, abbiamo richiesto al direttore regionale dott. Vito Consoli, subentrato di recente al posto dell’inquisita ing. Flaminia Tosini, di valutare e fornirci risposte sulla serie di anomalie e forzature delle procedure amministrative formulate nelle determinazioni regionali del 31 ottobre 2019  e del 5 ottobre 2020 a firma della stessa dirigente.

Atti grazie ai quali la validità dell’Autorizzazione Ambientale (AIA) del 2009, benché dichiarata defunta nel 2019 è stata protratta fino all’ottobre 2024 e poi volturata alla soc. ColleVerde per il TMB e alla soc. Ecoambiente  per il VII invaso.

Con la conseguenza che in questo momento il VII invaso è disponibile per ingoiare rifiuti e permette a una qualsiasi Raggi di tentare l’operazione.

Al riguardo abbiamo chiesto risposte sull’avvenuto deposito o meno dei documenti richiesti dalla Regione alla soc. Ecoambiente entro il 5 aprile 2021ai fini della voltura dell’AIA, in caso contrario la determina del 5 ottobre 2020 dovrebbe essere dichiarata decaduta.

Abbiamo infine chiesto al dott. Consoli di intervenire sull’altra anomalia, grazie alla quale l’Arpa Lazio, a fronte dell’accertato e continuato inquinamento organico delle falde, esegue controlli solo biennali e solo su quattro pozzi anziché su tutti quelli presenti nel sito. Benché sia formalmente aperto un procedimento di bonifica, non se ne vedono i segni, come non li abbiamo visti nella bonifica farsa del 2016.

Non abbiamo avuto risposte ma solo ascolto e disponibilità a studiare atti e documenti, mentre non aspetta e incombe la minaccia dell’ordinanza Raggi incurante del suo palese conflitto di interessi  e dei disastri dei piani rifiuti capitolini.  

Velletri, sabato 8 maggio, assemblea contro gli impianti nocivi

ASSEMBLEA PUBBLICA

Sabato 8 maggio, ore 15.00 al DLF di Velletri

 

Contro tutte le nocività
NO BIOMETANO, né a Velletri né altrove.

Eccola qua la transizione ecologica!
Un impianto industriale che estrae metano dalle biomasse, produce emissioni nocive e un digestato spacciato per ammendante agricolo, oltre a vari inquinanti.
E’ sempre la stessa storia!
Invece di un compostaggio aerobico, in moduli più contenuti, si propinano grossi impianti anaerobici che garantiscono lauti guadagni per l’imprenditore di turno, il quale potrà usufruire degli incentivi statali, pagati dalle nostre bollette, per la produzione di energia da fonti “rinnovabili” e contemporaneamente bruciare gas fossile per l’autoconsumo interno. Tutto senza rischio d’impresa.
Questi impianti incidono sulle condizioni di salute delle popolazioni e sugli equilibri degli ecosistemi, di questi tempi è bene ricordarlo!

Costruiamo l’opposizione a questa gestione dei rifiuti e dell’energia. Contro la devastazione e il saccheggio dei territori. Contro gli attacchi alla nostra salute.

A cura del “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”

https://noinceneritorealbano.noblogs.org/

https://www.facebook.com/events/154128413242564/

 

Sabato 13 marzo, ore 10.30, di nuovo in piazza ad Albano!

13 marzo 2021 – Presidio No INC ad Albano No biogas No biometano – in PDF

PRESIDIO CONTRO L’IMPIANTO RIFIUTI-BIOMETANO A CECCHINA-RONCIGLIANO

SABATO 13 MARZO –  ORE 10,30 –  PIAZZA S. PIETRO ALBANO

E’ il caso di cominciare a far vedere l’opposizione alla messa a profitto del nostro territorio tramite l’uso dei rifiuti con la presenza di esseri umani in carne ed ossa.

L’impianto proposto, sempre nel sito della discarica viene presentato come gioiello della transizione verde.

Benchè il signor industriale abbia già modificato il progetto originario, utilizzando la forsennata corsa alle osservazioni presentate anzitempo, cancellando il modulo REMAT (recupero materia) proposto in pieno vincolo del fosso di Valle Caia, rimane la sostanza: decine di mezzi pesanti ogni giorno trasporteranno le 120.000 tonnellate anno, 400 t giorno da stoccare nell’area devastata da 40 anni di discarica e TMB, tenere in piedi la fermentazione nei digestori, estrarre il metano dal gas
sporco così prodotto, portarlo a liquefazione e raccoglierlo in bombole, come l’anidride carbonica. Il signor Cesaro dopo aver incassato congrui incentivi continuerebbe a fare cassa con la vendita di metano e C02, gli rimarrebbe da pagare il gas fossile Snam che brucerebbe per alimentare la fermentazione.

Il cerchio si chiuderebbe ancora una volta sulla pelle delle solite nostre popolazioni.

Per questo non può bastare fare conferenze telematiche e far volare pezzi di carta.

Serve l’impegno visibile in prima persona, quello che ha impedito la costruzione dell’inceneritore e che ha spinto tutte le amministrazioni ad adottare una raccolta differenziata che, bene o male, ha dimostrato come per trattare i rifiuti si può fare a meno di discariche, TMB e mostri industriali vari.

Coordinamento contro l’inceneritore di Albano

http://noinceneritorealbano.noblogs.org

Parliamo del piano antenne di Marino: una ciofeca, utile solo ai gestori.

Per i comuni singoli cittadini o per quelli organizzati in comitati di rompiscatole, comunque soggetti che per le istituzioni spesso non sanno di cosa (s)parlano si tratta del “Piano Antenne”.

Per chi se ne occupa da addetto ai lavori, il nome è ben più altisonante: “Piano di riassetto analitico delle emissioni elettromagnetiche territoriali”, al quale non può non essere associato il miliardesimo acronimo dei tempi moderni, ovvero “P.R.A.E.E.T.”

Quello che continueremo a chiamare per brevità “Piano Antenne”, di cui il Comune di Marino è stato finora sprovvisto, in generale non garantisce la popolazione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici delle SRB (Stazioni Radio Base, cioè il sistema palo-antenne-cabine per telefonia mobile), senza considerare quindi gli elettrodotti che invece lavorano a frequenze estremamente basse e altrettanto,se non di più, pericolosi.

Il piano favorisce i gestori telefonici, ai quali non è comunque impedito nulla: potranno comunque piazzare un impianto dove vorranno mettendosi d’accordo con i proprietari di immobili e terreni

Questo accade in virtù della “Legge Gasparri” del 2001, approvata dal centro-destra, mai cambiata né dal centro-sinistra né dal Movimento 5 Stelle.

Tale legge equipara le SRB alle fogne, quindi opere di primaria importanza contro le quali non ci si può (potrebbe) opporre. Conosciamo bene molti posti dove la rete idrica e quella fognaria sono inesistenti o malridotte, però l’urgenza di vederle sistemate da parte dei comuni non esiste in quei casi. Per le antenne invece, l’iter per l’approvazione e l’installazione è velocissimo proprio grazie a tale escamotage.

Il “piano antenne” è un accordo tra gestori telefonici e il Comune che redige il piano affidandosi, come nel nostro caso, ad un lavoro svolto da una ditta esterna. Spesso, viene solo fotografata la situazione “sregolata” già esistente sul territorio comunale, si ascoltano le esigenze dei gestori e, se si fa avanti qualche comitato, solo successivamente e spesso per meri motivi elettorali si cambia di qualche metro l’ipotesi di un nuovo impianto.

Quando a febbraio del 2020 comunicammo alla popolazione l’avvenuta concessione dell’autorizzazione paesaggistica alla “ELICOM RADIO SISTEMI” e ad “ILIAD” per la SRB in via delle Molette da parte dell’ufficio urbanistica, l’amministrazione comunale, in difficoltà verso la cittadinanza, si sbrigò ad approvare una delibera di giunta nella quale dichiarava di voler entrare nell’ALLEANZA CONTRO IL 5G”.

Ricordiamo che la “ELICOM RADIO SISTEMI” ha subìto il sequestro di un suo impianto a Lenola (Latina) lo scorso anno per abusivismo edilizio in un’area di proprietà comunale dove vige il vincolo di inedificabilità assoluta e dove la stessa giunta comunale aveva ritenuto necessario la sola SCIA della ditta, a fronte invece degli esposti presentati dalla popolazione. Bel precedente di “collaborazione” pubblico-privato. E, nonostante ciò, la stessa identica società vorrebbe piazzare la sua SRB nel nostro comune, come se niente fosse? Dove è finita l’intransigenza ai limiti dell’ossessione legalitaria nei confronti di chi ha simili “precedenti” ?

https://latinatu.it/lenola-sequestro-della-stazione-radio-il-sindaco-responsabilita-e-delle-precedenti-amministrazioni/

L’antenna in questione, peraltro, è sia 3G, 4G che 4G+. Il 5G sarebbe solo la classica ciliegina sulla torta.

Quella delibera di giunta era e rimane una mera dichiarazione di intenti, del tutto inutile ai fini pratici per chi non vuole vivere sotto ulteriori ed inutili esposizioni elettromagnetiche.

Di recente, le ditte incaricate dai proponenti hanno provato il “blitz” ma sono state fermamente respinte dai residenti e si è svolto alcuni giorni fa un incontro pubblico “in loco” con gli assessori Trinca e Tammaro che hanno ribadito che il Comune di Marino non può fermare, anche volendo, l’installazione della SRB.

Tutto vero. Poteva però tergiversare o evitare l’autorizzazione paesaggistica, perché non lo ha fatto ?

Solo la vigilanza attiva e la mobilitazione dei residenti ha finora impedito l’installazione di un vero e proprio impianto industriale, non distante tra l’altro rispetto alla scuola elementare e per l’infanzia “A.Silvestri”.

Si conferma l’inutilità della delibera “NO 5G” e il fatto che nessuno ha dato seguito alla richiesta formale di un anno fa di conoscere l’ubicazione e la tipologia di tutti gli impianti esistenti e di quelli nuovi che i gestori vorrebbero installare. Ci fu assicurato che avremmo avuto in poco tempo queste importanti informazioni, ma ciò non è avvenuto mentre ora troviamo “qualcosa” solo sulla mappatura di cui parleremo a breve…

A dicembre 2020, infatti, per la modica cifra di 24.000 euro, con la determina 1286 in via diretta è stato assegnato l’incarico di redigere il “Piano Antenne” alla società “Progetto PRAEET” (dal nome poco originale), che si trova alle Mole di Albano.

det_01286_10-12-2020 – Qui il testo in PDF della determina di assegnazione dell’incarico

Questa società ha già redatto il piano riguardante Albano che è stato già approvato e messo in atto.

Regolamento di Albano PRAEET in PDF

Il 24 febbraio, il verbale n.14 della Giunta Comunale di Marino ha approvato gli “Elaborati Preliminari”. Considerate le festività, i tempi sono stati veramente brevi, anche se non si tratta ancora del piano definitivo.

dlg_00014_24-02-20211- Qui la Delibera di Giunta Comunale che approva il piano preliminare

A breve, non è possibile sapere quando, l’amministrazione comunale tramite il dirigente all’urbanistica e non sappiamo chi altri, incontrerà i gestori telefonici per prendere visione dei loro progetti di rete. Così è scritto.

ConvocazionegestoriMarino20211- Qui la bozza snza data esplicita per la convocazione del dirigente all’urbanistica del Comune di Marino per partecipare all’incontro con i gestori

Nonostante ci sia questa situazione in evoluzione, avvengono un paio di tentativi da parte delle società interessate a piazzare la SRB a via delle Molette: possibile che nessuno gli abbia chiesto quantomeno di attendere l’approvazione definitiva del “Piano Antenne” ?

Già questo, unito alla legislazione vigente e alle conferme date dagli assessori competenti dovrebbe far comprendere l’inservibilità ai fini della tutela della salute del “PRAEET” che sarà approvato dopo il tavolo tra amministrazione e gestori. E’ una torta che solo per il 5G vale oltre 6 miliardi di euro che lo Stato si appresta ad incassare a seguito delle concessioni delle frequenze ai vari operatori, così come da risultati dell’asta avvenuta nel 2018.

https://it.wikipedia.org/wiki/5G_in_Italia

Sembra una situazione piccola e locale quella di via delle Molette, ma il piano nazionale per il 5G vede come controparti attori molto potenti, che calano sui territori forti dell’accordo a suon di miliardi con lo stato, con amministrazioni comodamente esautorate dal poter intervenire efficacemente e con le ditte che effettuano i “Piani Antenne” che di media certificano le situazioni già esistenti e fanno i copia-incolla di regolamenti validi per ogni comune, più qualche piantina “a cavolo”, come nel “nostro” caso.

Volendo verificare le nostre supposizioni, abbiamo confrontato articolo per articolo i regolamenti di Albano (vigente) e di Marino (preliminare) redatti dalla società “Progetto PRAEET”, pensando di trovare gli stessi contenuti.

Possiamo già affermare che quello approvato preliminarmente dal nostro Comune a guida 5 Stelle è addirittura peggiore di quello vigente ad Albano, targato PD che tutto è fuorché un partito amico dell’ambiente.

Proposta Regolamento preliminare Comune d iMarino in PDF

Vale la pena ricordare che qualsiasi tipo di partito di opposizione non ha avuto nulla da dire finora, immaginando la loro “fatica” per la campagna elettorale che non prevede di certo andarsi a mettere contro i gestori di telefonia per difendere la salute dei cittadini o la tutela del territorio. Di certo, ci scommettiamo, nessun candidato sarà andato a leggersi e ad analizzare il regolamento preliminare. Vanno quindi respinti, secondo noi, sin da subito i tentativi di voler ricevere una spalla da qualsiasi soggetto partitico si affacciasse solo ora a via delle Molette.

Innanzitutto, partiamo dalla mappatura degli impianti esistenti, delle “aree preferenziali” e dei “siti sensibili” (scuole, ospedali,etc…) che è stata redatta palesemente da chi non conosce il territorio del comune che gli ha concesso 24.000 euro. Forse è una cifra troppo bassa per alzare il sedere dalla poltrona del proprio ufficio.

Si evince, ma aspettiamo una smentita che difficilmente arriverà, che la società ha redatto tale mappa, almeno per individuare le scuole, al massimo con qualche ricerca su internet.

Infatti gli edifici evidenziati come “scuole” in molti casi non sono scuole e coincidono, casualmente, con gli stessi errori fatti da “Google Maps”: è il caso, ad esempio, della scuola “Ippolito Nievo” di Cava dei Selci, della scuola “D’Azeglio” a Marino (confusa con la “Carissimi”, che neanche viene citata nell’elenco) e anche della “Silvestri” di via delle Molette, cioè di quella più vicina al sito della SRB che la “ELICOM” e “ILIAD” vorrebbero installare. Si sono dimenticati di censire ed evidenziare la scuola elementare “Verdi” e l’asilo “Ciari” di via Maroncelli a S.Maria delle Mole e la paritaria “S.Chiara” di via Manzoni. Ecco qui la mappa in formato alleggerito che conferma le nostre affermazioni, unitamente all’elenco in PDF del tutto incompleto.

Elenco SRB presenti a Marino 2021 in PDF

Elenco Provvisorio siti sensibili in PDF

Questo fa capire che anche gli uffici tecnici comunali, il suo dirigente, tutti gli assessori e il sindaco che hanno votato l’approvazione preliminare non hanno controllato o riconosciuto questi gravi errori e mancanze.

Già questo sarebbe bastato per far capire la “serietà” di tale società chiamata a redigere il piano e la superficialità, come minimo, di chi gli ha affidato tale compito. Sarebbe da rompere qualsiasi contratto posto in essere con la stessa e chiederle i danni per la perdita di tempo.

La delibera comunale di approvazione del preliminare si propone di raggiungere il seguente ambizioso obiettivo

il Comune di Marino intende minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettrici,magnetici ed elettromagnetici dotando il territorio di uno strumento di PianificazioneTerritoriale per la localizzazione degli impianti di telefonia mobile, in grado di garantire ilcorretto insediamento urbanistico e territoriale, nel rispetto di uniformi criteri di tutela dellasalute, dell’ambiente e del territorio;

Se già dalla mappatura si sbaglia e nessuno se ne è accorto tra le decine di persone che avrebbero potuto e dovuto, è lecito porsi come minimo la domanda: “ma che stanno a dormì ?”

Ma questo è solo l’inizio, passiamo alla comparazione tra i due piani, articolo per articolo.

Fermo restando che pure quello vigente per il Comune di Albano certifica le criticità esistenti e che nessuno di questa amministrazione o di quelle che verranno dopo potrà avere buoni strumenti per opporsi ad eventuali antenne che non facciano parte del piano che sarà approvato. Le ragioni stanno da un lato, le leggi dall’altro.

Questo perché l’approvazione del piano, ribadiamo, accelera l’iter procedurale per la costruzione di antenne nei siti approvati ma non impedisce che i gestori possano comunque installarle altre in luoghi diversi nello stesso comune. E’ un concetto chiave, riteniamo di doverlo evidenziare chiaramente.

La comparazione tra i due piani antenne redatti dalla stessa società occupa circa 8 pagine, tra citazioni testuali e considerazioni. Per chiunque voglia leggere tutto, e vi invitiamo a provarci, mettiamo a disposizione qui il nostro PDF

Possiamo sintetizzare gli aspetti che riteniamo più interessanti, in ordine sparso, trovati e non trovati (o modificati) nei due regolamenti. E ci viene da porre la domanda all’amministrazione e alla società: in fase di redazione vi siete già confrontati ? Chi lo ha fatto ? Quando ? Quale regolamento originale la “Progetto PRAEET” ha esposto all’attenzione dei soggetti tecnici del comune eventualmente consultati ? Si può averne visione così capiamo anche come si sia “evoluto” nella seguente “ciofeca” ?

  1. Ad Albano le società che vogliono costruire una SRB DEVONO installare a proprie spese un monitoraggio attivo h24 con delle centraline che pubblicano i dati giornalmente sul sito del comune e viene anche specificato che gli oneri per la locazione dei terreni/siti comunali o per le concessioni di permessi su siti privati devono essere vincolati a utilizzi per la tutela ambientale, servizi ricreativi e a scomputo per il monitoraggio. Sul sito comunale dei “nostri vicini” ci sono effettivamente i monitoraggi pubblicati. Nel regolamento marinese, di questo non vi è la minima traccia e anzi i soldi incassati dal comune non è scritto come saranno utilizzati.

  2. Ad Albano viene specificato che vanno rese pubbliche sul sito comunale le caratteristiche principali dell’impianto, non appena ricevuta l’istanza per l’installazione dello stesso e fino al termine dei lavori. A Marino c’è l’esplicito divieto di pubblicare i dati caratteristici dell’impianto nonostante l’istanza vada comunque pubblicata, seppure solamente per 30 giorni dalla data di ricezione

  3. Ad Albano le misure di mitigazione prevedono esplicitamente la delocalizzazione degli impianti esistenti, a Marino questa ipotesi non viene esplicitata e si parla solo di risanamento in termini generali

  4. Se non c’è una rete di monitoraggio, a cosa serve istituire un “Gruppo Tecnico” per controllo, verifiche e valutazioni a Marino? “Famo a naso” ?

  5. A Marino viene specificata la distanza minima di 50 metri per l’installazione delle SRB mentre ad Albano il limite non viene specificato. Purtroppo, la normativa generale e numerose sentenze amministrative dimostrano che le società che fanno ricorso contro tale limite vincono sempre. Vedere ad esempio quanto citato a pag.18 di questa sentenza del Consiglio di Stato

    http://dirittoambiente.net//file/territorio_sentenze_307.pdf

  1. A Marino i “vincoli insuperabili” si potranno comunque “superare” installando le “micro celle”, che come ci ricorda il sito dell’operatore Fastweb “pur essendo molto importanti già nel[…]3G e[…] 4G LTE. Il loro vero punto di forza sarà però nell’implementazione delle reti di nuova generazione, le cosiddette reti 5G, per le quali le small cells rappresentano l’insostituibile struttura portante”. Con la delibera “NO al 5G” si afferma un’intenzione, con il regolamento operativo preliminare si suggerisce di superare vincoli insuperabili tramite una tecnologia che sarà sfruttata proprio per il 5G.

  2. In entrambi i comuni, se i gestori hanno impianti che sforano i limiti, avranno 12 mesi mesi per presentare un piano di risanamento, così come previsto dalla legge nazionale, ma ad Albano il comune addebiterà le spese di istruttoria ai gestori inquinanti, a Marino invece no, saranno quindi i cittadini a sostenerle.

  3. Una volta approvato il piano, le istanze dei gestori saranno subito accolte. Se non ci sarà risposta, nel comune di Marino vigerà una sorta di silenzio-assenso dopo 90 giorni, mentre ad Albano non c’è questo limite temporale. In sostanza, comunque, il piano redatto serve più ai gestori per velocizzare le pratiche che ai cittadini per controllare cosa accade.

  4. Albano specifica che i controlli sugli impianti vanno fatti ogni anno e che il personale incaricato per effettuarli non può ricevere opposizione dai gestori e dai proprietari. Marino, che non esplicita come eventualmente dotarsi degli apparecchi di controllo, coerentemente non specifica neanche ogni quanto questi controlli dovrebbero avvenire.

  5. Il comune di Albano prevede alcune tempistiche certe, predispone anche i cambiamenti urbanistici per l’attuazione del piano, fornisce indicazioni sul bilancio comunale ma la cosa più importante è che specifica che se il sindaco rileva gravi pericoli per l’incolumità pubblica può intervenire con propri provvedimenti. A Marino questa ipotesi non è prevista nel piano in fase di approvazione definitiva

Un’ultima considerazione sui monitoraggi che effettuano ad Albano: in molti dei punti inizialmente indagati, i dati non sono più aggiornati da 2-3-4 anni e non viene comunicato l’esito dei controlli annuali.

Per fare un esempio, l’Ospedale S.Giuseppe è dal 2017 che non viene più monitorato, come si evince a questo link

http://tools.sinproambiente.it/area_amministrazione/file_upload/monitoraggi/01_Albano-2_11_18_07AF.pdf

Questo a significare, forse, che il PRAEET è più una pietra tombale sulla questione “elttrosmog”, e serve a mitigare non tanto gli eventuali effetti sulla salute umana, quanto le lotte per contrastare il continuo insediamento di impianti SRB.

Articolo redatto dall’Assemblea contro la Cementificazione – http://stopcemento,noblogs.org

ALLE MOLETTE I CITTADINI RESPINGONO IL BLITZ: L’ANTENNA NON PASSA!

E’ passato un anno esatto da quando il dirigente comunale all’urbanistica del Comune di Marino concesse l’autorizzazione paesaggistica alla nota azienda ILIAD e alla ELICOM RADIO SISTEMI per l’installazione di una stazione radio base (SRB) alta la bellezza di 24 metri, con 17 antenne settoriali, 9 parabole e numerose cabine per la loro alimentazione elettrica e la loro gestione.

Secondo il progetto, tali antenne ospiteranno sia ILIAD che altri gestori di rete ed opereranno sulle frequenze del 3G, del 4G, del 4G+ e del 5G.

Era già successo alcuni mesi fa che l’azienda costruttrice di questo impianto tentasse di raggiungere il terreno, che si trova in una traversa di via delle Molette, a Castelluccia, frazione di Marino prossima alla via Nettunense.

E già allora i residenti scesero in strada e riuscirono a bloccare i tentativi di sondaggio e di successiva installazione della SRB.

A metà febbraio è successo di nuovo, e stavolta una ditta incaricata dai soggetti privati interessati all’affare, cioè la ditta costruttrice e uno dei proprietari del terreno che riceverà un cospicuo canone annuale a quattro zeri, era stata mandata all’imbocco della traversa per rimuovere due pesanti cubi di cemento che i residenti avevano piazzato sulla propria via di acceso al terreno.

E li avevano rimossi ma i cittadini residenti si sono subito organizzati per raddoppiarne il numero.

L’intervento di forze dell’ordine e vigili urbani è stato, solo a parole per fortuna, volto a spaventare la cittadinanza che è scesa in strada in buon numero a difendere anche il giorno successivo la propria salute dalle speculazioni e dalla mancanza di qualsiasi trasparenza e informazione da parte degli organi territoriali.

Nel frattempo, via delle Molette e la scuola “Silvestri” si sono riempite di striscioni contro “l’antenna”, come si può vedere dalle foto.

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C’è molta preoccupazione e il comportamento subdolo dei diretti interessati “all’affare” che solo ora che non sono riusciti nel blitz hanno provato a parlare coi residenti, non è stato preso bene da chi li ha di fatto respinti.

C’è una particolarità: il terreno interessato è di chi non tiene per nulla in considerazione il vicinato e la prossimità con la scuola “Silvestri” (10 classi per le elementari, più alcune sezioni per l’asilo), ma la via di accesso è dei condomini e su di essa vige solamente un diritto di passaggio.

Ma i mezzi d’opera che servirebbero per i carotaggi e l’installazione della SRB non passano: sia per i pesanti cubi di cemento, sia per la vigilanza posta in essere da una rete di persone che non ha per nulla intenzione di vedere messa a rischio la propria salute oltre che a trovarsi vicino non più ad un terreno agricolo ma ad un vero e proprio impianto industriale.

La paura di una nuova nocività ha dato vita ad un circolo positivo fatto di incontri per strada, qualche battuta, discussioni, ricerca di informazioni e anche un po’ di socialità che si era persa in questo lungo periodo di pandemia.

Insomma, da una situazione che si poteva e si doveva evitare sta nascendo non solo una risposta autorganizzata da parte della popolazione di Castelluccia ma, grazie anche al clima primaverile, una voglia di socialità “in presenza” che nessuna onda elettromagnetica sarebbe in grado di sostituire.

Mica male, di questi tempi.

Conoscendo bene le dinamiche elettorali marinesi, c’è da aspettarsi di tutto da parte di chi avrà interesse a cavalcare la mobilitazione di chi sta giorno e notte sbattendosi per evitare che la zona sia insidiata dalla SRB.

Starà ai cittadini che si stanno autorganizzando evitare che gli esponenti locali dei vari partiti li dividano promettendo loro un “miracoloso” intervento, dopo che la legge Gasparri (centro-destra) ha fatto si che le antenne fossero assimilate ad opere primarie come le fogne e né il centro-sinistra, né i cinquestelle hanno minimanente pensato a cambiare tale legge, origine di tutti i mali.

Anzi, nel 2018, con al governo M5S e Lega, è avvenuta la vendita delle frequenze per il 5G ai gestori telefonici che ha fruttato oltre 6 miliardi di euro allo Stato. E’ ovvio quindi che sia la legislazione, sia le azioni di istituzioni e rappresentanti delle stesse debbano garantire alle multinazionali come ILIAD di poter installare quel che vogliono.

La delibera di giunta comunale con cui, in fretta e furia, il Comune di Marino si è apprestato un anno fa ad aderire alla “Alleanza contro il 5G” è una dichiarazione di intenti, peraltro molto ambigua, che in realtà non è nulla di operativo.

Gli atti concreti, infatti, sono stati l’autorizzazione paesaggistica rilasciata a dicembre 2019, l’intervento dei vigili urbani in questi giorni che hanno minacciato sanzioni contro i cittadini e il progetto preliminare del “piano antenne” appena approvato e di cui avremo modo di scrivere in un articolo dettagliato a breve.

Se la capacità di mantenere alta l’attenzione e di costruire partecipazione sarà quella già in atto, allora ci sarà la possibilità di risparmiare il territorio dall’installazione di una nuova nocività ambientale.

Come infatti è successo a S.Maria delle Mole, dove in zona Green House, in piena notte è stato installato un sistema di antenne alto 36 metri e che è stato sequestrato ed ora è sotto ordine di demolizione grazie al pronto intervento dei cittadini. Anche di questo ci occuperemo prossimamente.

L’Assemblea contro la cementificazione fa notare che adesso si stanno evidenziando anche le contraddizioni tra gli interessi di chi gioca al monopoli su un terreno agricolo divenuto un sito per un impianto nocivo e le agenzie immobiliari che chiedono ai cittadini di rimuovere gli striscioni perché gli acquirenti devono rimanere ignari della situazione.

Bell’esempio di imprenditorialità nostrana, non c’è che dire.

In mezzo a questi “giochetti”, purtroppo e per fortuna, un sacco di gente che non ci sta a mettere a rischio la propria salute perché qualcuno, senza farsi troppi problemi, ha la bava alla bocca e non vede l’ora di chiudere i propri affari.

Anzi, a maggior ragione in un contesto di sanità territoriale ai minimi termini grazie ai tagli effettuati in tanti anni, c’è maggiore attenzione da parte di (quasi) tutti per evitare inutili ulteriori rischi per la salute.

Seguiranno aggiornamenti sulla mobilitazione, sul piano antenne comunale e sulla SRB del Green House.

Intanto, pensiamo sia il caso che tutti vedano di persona cosa sta accadendo e quale è la risposta della popolazione.

Anche perché, finora, nessun organo di informazione si è degnato di farlo.

11esimo DISCAMPING “NO INC” – SABATO 5 E DOMENICA 6 SETTEMBRE

L’ASSEMBLEA CONTRO LA CEMENTIFICAZIONE INVITA TUTTI/E A PARTECIPARE ALLA CONSUETA INIZIATIVA ORGANIZZATA DAL “COORDINAMENTO CONTRO L’INCENERITORE DI ALBANO”, PRESSO IL “VILLAGGIO ARDEATINO”. ORA E SEMPRE CONTRO OGNI NOCIVITA’!

11° DISCAMPING CONTRO DISCARICHE, INCENERITORI

BIOMASSE, BIOMETANO, PER UNA SANITA’PUBBLICA

LIBERATA DAGLI SFRUTTATORI PRIVATI

Dopo l’ordinanza della Regione Lazio dell’ottobre scorso che trasferisce alla ColleVerde SRL di Cristiano Cesaro l’autorizzazione già della Pontina Ambiente, incombe su tutta l’area circostante la discarica e il TMB di Roncigliano la realistica possibilità di altri 20 anni di traffico e trattamento di rifiuti. La recente approvazione del nuovo piano regionale dei rifiuti che dovrebbe prevedere il superamento dei TMB, di fatto consente di prorogare all’infinito il sistema discariche inceneritori con l’opzione forte per gli impianti biogas biometano rappresentata bene dal futuro maxi-impianto di Colleferro.

D’altra parte sia per Roncigliano che per Guidonia la dirigente Tosini indica nel 2024 la validità dell’AIA dei due TMB, cosa che va nella direzione ricordata. Che dal 2015 fosse aperta una conferenza dei servizi per la revisione dell’AIA del complesso TMB/DISCARICA della Pontina Ambiente e che quest’ultima, come tutto il gruppo COLARI, sia sottoposta dal 2014 ad interdittiva antimafia è tranquillamente accantonabile sia da parte della Regione che dai tribunali.

Il TAR LAZIO E IL CONSIGLIO DI STATO hanno respinto la richiesta del Comune di Albano di sospensione cautelativa dell’ordinanza regionale, ora bisognerà attendere il giudizio di merito e noi siamo in causa, ma la magistratura con diverse sentenze penali e amministrative ha fatto capire di essere nelle braccia degli speculatori della “monnezza”, quelli stessi che “chiudono il ciclo dei rifiuti”coi bei falò della ECOX di Pomezia o della LOAS di Aprilia. Gli incendi a ripetizione si sposano con l’inquinamento delle falde e alimentano l’aggressione alla salute delle popolazioni.

Nelle nostre ultime iniziative per il rilancio della sanità pubblica abbiamo insistito nel denunciare l’incidenza delle patologie oncologiche nelle aree prossime alla discarica, per sostenere un adeguato rafforzamento del dipartimento di prevenzione e per fare dell’ARPA un adeguato presidio della salute pubblica piuttosto che l’attuale ente per cui tutto va bene madama la marchesa.

NON SI TRATTA SOLO DI DARE CONTINUTA’ ALLA MOBILITAZIONE POPOLARE MA DI RILANCIARLA IN MODO ADEGUATO.

SABATO 5 SETTEMBRE ORE 18,00 ASSEMBLEA AL VILLAGGIO ARDEATINO SU RIFIUTI E DINTORNIKM 24,5 VIA ARDEATINA; ORE 20,30 CENA SOCIALE PER CASSA LEGALE C/O TRIPOLINI,                  VIA VILLAGGIO ARDEATINO 16

DOMENICA 6 SETTEMBRE ORE 18,00 ASSEMBLEA SANITA’ RM6 – KM 24,5 VIA ARDEATINA; ORE 20,30 CENA SOCIALE C/O TRIPOLINI

COORDINAMENTO CONTRO INCENERITORE DI ALBANO