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Il terrore: ecco come i palazzinari vogliono fare profitti dimenticandosi dell’inchiesta “Rinascimento”

L’articolo a pag.12 de “Il Caffè” uscito il 4 luglio riporta le richieste dettagliate di risarcimento che alcune società coinvolte nel “Masterplan” da 1,3 milioni di metri cubi a Marino hanno presentato perché l’amministrazione comunale “5 Stelle” ha approvato due delibere nel 2018 che sospendevano l’efficacia del Protocollo di Intesa e dei PRINT di via Divino Amore, via Mazzamagna e Mugilla.

In questi anni, l’Assemblea contro la Cementificazione ha più volte sostenuto che gli atti inerenti il “Masterplan” andavano annullati o revocati e la stessa amministrazione grillina paventava ricorsi amministrativi da parte dei costruttori che avrebbero potuto richiedere cifre dai 600 milioni a 1,3 miliardi euro.

Era a tutti evidente che qualsiasi minimo atto ostativo nei confronti degli interessi dei palazzinari avrebbe comunque scatenato un contenzioso legale ed eventuali richieste risarcitorie.

Cifre da capogiro.

Però, se si tratta di “soli” 281 milioni di euro, come riporta l’articolo del settimanale, è già un passo avanti rispetto alle previsioni fatte dall’amministrazione comunale in carica, i costruttori sono stati magnanimi..ci si conceda la battuta.

Il 19 luglio il TAR discuterà nel merito i ricorsi delle società che vogliono continuare la devastazione dell’Agro Romano perché la loro necessità di profitti viene prima della tutela del territorio, della vivibilità per i numerosi residenti e pendolari, del consumo abnorme di falde acquifere sempre più in deficit e sempre più inquinate, dei problemi della depurazione per una vera e propria nuova piccola città e così’ via.

L’Assemblea Contro la Cementificazione ha presentato ricorso al TAR sin dal 2012, così come altri comitati e associazioni. I motivi per l’annullamento di tutte le delibere dell’amministrazione di centro-destra targata Adriano Palozzi che sosteneva gli interessi dei costruttori sono esposti all’interno di quei ricorsi. Se, di grazia, il TAR, la Regione Lazio, il Comune di Marino volessero procedere a mettere l’unica pietra accettabile su quei terreni, quella tombale, su questo scellerato progetto, gliene saremmo grati. Neanche troppo, visto che sarebbe semplicemente un atto giusto e consequenziale a quanto da sempre affermato da tutti in ogni sede. 

Nell’articolo giornalistico si cita anche il fatto che per i risarcimenti saranno chiamati in causa i singoli consiglieri che hanno votato le delibere. Immaginiamo che molti saranno svenuti solamente a leggere il titolo. Speriamo che questa vera e proprio intimidazione, per quanto legale, non produca ulteriori effetti negativi sulla vertenza. Insomma, detto senza mezzi termini, nessuno si caghi sotto, visto che si sapeva contro quali soggetti ci si metteva contro. Forse, sarebbe il caso di portare tutte le carte inerenti al Masterplan in Procura, a meno che non lo si sia già fatto, così come più volte annunciato dall’assessore all’urbanistica

Così, tanto per dar un pò di lavoro anche agli avvocati penalisti. Non che gliene manchi, proprio sui medesimi “proponenti” del “Masterplan”.

I costruttori possono chiedere 281 milioni, 1 miliardo, la Luna e Marte, possono chiedere tutto.

In risposta troveranno solo l’opposizione organizzata di chi non si piega ai loro interessi.

Anche perchè nei nostri nostri “dindaroli” c’è poco o nulla, e non è sicuramente a loro disposizione.

Alcune note a margine

  1. Ecovillage è di Parnasi. Parnasi è finito agli arresti per l’inchiesta del 2018 denominata “Risorgimento” riguardante sia lo stadio di “Tor di Valle” sia i suoi rapporti con Civita (ex assessore all’urbanistica in Regione, PD), Adriano Palozzi (consigliere e vice-presidente della Regione, Forza Italia) e Luca Lanzalone (ex presidente ACEA, messo lì dai 5 Stelle di Roma). Con diverse elargizioni di denaro cercava di mandare avanti i progetti da quasi 5.000 abitanti in zona via Divino Amore, davanti al Gotto d’Oro di Marino. Ecco la “pubblica utilità” e il “recupero degli standard urbanistici” di cui il 3 agosto 2011 si parlava in seduta di consiglio comunale marinese. Nell’articolo non è ricordato, allora si integra tale mancanza, origine della fantasmagorica pianificazione urbanistica contro la quale l’Assemblea sta combattendo da 8 anni,
  2. Mugilla, ovvero le società “Le Mole 2” e “Cristina s.r.l.”. Un area di inedificabilità assoluta ed archeologica è magicamente diventata con un tratto di penna colorata “Zona C – Espansione” per la bellezza di 17 palazzi, di cui 8 già quasi completati. Sono state circondate verso l’unico lato verde le scuole per l’infanzia “Ciari” e “Verdi” che ospitano centinaia di alunni di via Maroncelli a S.Maria delle Mole. I primi giorni di lavori, casualmente, sono state chiuse due aule della primaria “Verdi” con tanto di intervento dei vigili del fuoco perchè si erano formate delle crepe. L’anno successivo è crollato parte del muro di recinzione che divide il cantiere dalla scuola “Verdi”. I permessi a costruire sono stati rilasciati dall’ex dirigente all’urbanistica Petrini senza che le ditte avessero ottemperato alla obbligatoria relazione di studio dei gas edogeni richiesta dalla Regione: oltre il 5% di CO2 nell’aria e scatta il divieto di costruzione, tra il 2% e il 5% ci sono limitazioni. A ottobre 2018 la Regione Lazio amplia i confini del perimetro del Parco Regionale dell’Appia Antica, contiguo a Mugilla, però evitando proprio la lottizzazione in fase di costruzione. Infine, ma si potrebbe continuare, ci sono ben 3 relazioni dei tecnici comunali che certificano che gli 8 palazzi costruiti sono in abuso sulle altezze previste e, quindi, con cubature maggiori di quanto stabilito. Il Comune di Marino vinse contro il ricorso dei costruttori che si opposero allo stop ai lavori, intimato dal precedente dirigente all’urbanistica Cuffaro. Però non venne preso alcun provvedimento dopo una simile, importante, vittoria. I palazzi continuano ad essere costruiti. Si potrebbe parlare anche a lungo della pubblicità de “La Casa nel Parco” (così si chiama a livello commerciale la lottizzazione di Mugilla) proprio su “Il Caffè” negli scorsi mesi nella quale si cita che si sono risparmiati 60.000 mc di altri palazzi con l’accordo fatto con l’amministrazione Palozzi. Questi filantropi omettono di dire che non hanno fatto nessuno sconto ma hanno solo “spostato” le cubature in località Mazzamagna, vicino al Gotto d’Oro, sempre all’interno del “Masterplan” approvato nel 2011. Il gioco delle tre carte insomma. Perchè un giornale che riceve pubblicità dai costruttori dovrebbe evidenziare queste piccolezze magari nella pagina affianco ? Non si è mai visto, e infatti non si è visto, e ci pensa chi è partecipe delle lotte ad evidenziarlo, altrimenti cosa ci sta a fare ?
  3. La procedura di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) riguardava la zona residenziale e il centro commerciale (quest’ultimo un mostro da 100.000 metri cubi!) di competenza di Parnasi e soci, in particolare della “DeA Capital” che ha rilevato il progetto (si tratta di una società 60% De Agostini e 30% INPS, soldi dei lavoratori insomma…). Ebbene nelle intercettazioni dell’inchiesta “Risorgimento” la “DeA Capital” e Parnasi interloquivano sul terreno dello stadio di Tor di Valle perché il costruttore romano voleva capitalizzare senza mettere un mattone. Come? Avendo acquistato per 42 milioni i terreni (di cui oltre 20 non li vuole ancora pagare) li voleva rivendere a 200 milioni proprio a “DeA Capital”, la quale gli avrebbe risposto “Si però riprenditi almeno a 25 milioni i terreni di Ecovillage a Marino che per ora il progetto è bloccato”. Insomma questi soggetti, difesi dal meglio dell’italica avvocatura, giocano a Monopoli, trasformando terreni verdi in terreni di edificazione, fregandosene altamente del fatto che lo scempio che hanno progettato ricadrà negativamente su un territorio vasto come 300 campi da calcio, compreso tra la Nettunense, l’Appia e l’Ardeatina, perennemente bloccate dal traffico nelle ore di punta.

Per chi volesse leggere l’articolo de “Il Caffè”, ecco il link

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