SI SCRIVE TAV, SI LEGGE ‘NDRANGHETA…

“Parlateci di Roberto Rosso e della ‘ndrangheta in Piemonte”. 

Lo sapevano nel 2012 “Elio e le storie tese”, al minuto 3.15 è abbastanza esplicito…che anno il 2012, ma ci torneremo in seguito…

Roberto Rosso, assessore regionale alla Regione Piemonte, in quota al partito di Fratelli d’Italia è uno dei molti amici dei mafiosi arrestati nell’inchiesta di pochi giorni fa denominata “Fenice” che ha scoperto, indovinate un pò, un ampio giro di collusioni tra il mondo politico, quello imprenditoriale e quello mafioso. Roberto Rosso è anche un fervente propositore dell’opera contro cui una Valle e una larga fetta del Paese si oppone ormai da decenni: la famigerata linea TAV Torino-Lione.

Non preoccupatevi. Torino è già ben collegata con Lione, a doppio binario, con passaggio dei treni TGV. In più c’è l’autostrada che ha devastato il Frejus e altre due statali: quella del Moncenisio, e quella del Monginevro. No, l’Italia non è e non resterà “isolata dal resto d’Europa” se non verrà realizzata l’inutile “grande opera”. Tranquilli.

Se proprio c’è qualcosa di cui dovreste preoccuparvi è che dietro la disinformazione dei mass media, l’interesse dei politici di ogni schieramento e quello dei “poveri” imprenditori di Confindustria, nonché di diversi sindacati “gialli”, c’è qualcosa che va oltre la devastazione e il saccheggio del territorio (che già basterebbe…). Ci sono gli interessi della mafia che agisce al nord non meno che al sud. Roberto Russo, italiano purosangue, patriota del partito dell’ex-ministro Giorgia Meloni, è accusato di aver concordato l’acquisto di un pacchetto di voti pagando tangenti alla ‘ndrangheta che opera a Torino e dintorni. Di lui si ricordano le partecipazioni ai cortei pro-TAV dello scorso anno organizzate dalle signore della Torino-bene, le cosiddette “madamin”. E infatti, sostenere la TAV vuol dire gestire dal punto di vista politico miliardi di euro da spartirsi con le società vincitrici degli appalti, tra le quali quelle mafiose. Nell’inchiesta che ha portato al suo arresto, dalle intercettazioni si evince che boss mafiosi di un certo calibro si incontrarono prima delle elezioni con esponenti politici chiedendo loro di continuare con i cantieri a Chiomonte, dove c’è un buco che è il tunnel geognostico spesso proposto da giornalisti (diciamo poco attenti…) come il tunnel dove dovrebbe passare il TAV.

Per ulteriori considerazioni, rimandiamo all’articolo di Marco Revelli dal titolo “Non tutti i SI-TAV sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono SI-TAV” e anche a quanto scritto dal movimento No Tav in merito all’imbarazzante situazione venutasi a creare per i sostenitori dell’opera.

Però mentre viene scoperta l’acqua calda, le porte del carcere si sono aperte per 4 attivisti NO TAV: Mattia, Giorgio, Luca e Nicoletta. Prima di continuare, vi invitiamo a prendervi una mezz’oretta di tempo per vedere questo video pubblicato nel 2015, se non andiamo errati, che ripercorre – fino ad allora – le tappe della repressione poliziesca e della persecuzione giudiziaria che ha subìto il movimento che lotta contro la linea ad alta velocità / alta capacità

A parte Caselli, vanno ricordati i due PM che hanno formato il “pool” contro i No Tav e hanno condotto processi di massa anche molto velocemente con il cosiddetto pugno di ferro: ecco alcune delle inchieste che li riguardano, come inquisiti !

Padalino, il PM anti-notav, indagato per abuso di ufficio

http://contropiano.org/news/politica-news/2019/05/17/padalino-il-pm-anti-notav-riceveva-favori-da-unazienda-interdetta-per-mafia-0115530

https://www.tgvallesusa.it/le-strane-amicizie-del-pm-rinaudo-parte-v-rinaudo-furioso/

Torniamo ora all’attualità. Il 30 dicembre i carabinieri hanno eseguito l’arresto di Nicoletta Dosio, storica militante No Tav, 73enne, insegnante in pensione. Deve scontare un anno di pena. Se dal minuto 5.22 del TG3 delle ore 14.20 del 31 dicembre vi venisse in mente di cercare di capire il motivo esatto per il quale Nicoletta è finita in carcere, non ci si riuscireste. Fate una prova…

http://www.tg3.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f9d91d8a-52a5-47f6-90db-fe2204e5342b-tg3.html#p=

Però nel servizio si vedono le immagini dell’assalto al cantiere di Chiomonte ripresi in una delle tante manifestazioni che ci sono state nel corso degli ultimi 15 anni. Quindi si potrebbe intuire che Nicoletta abbia, ad esempio, tirato un sasso che ha ferito qualche uomo in divisa. Macché, siete fuoristrada, anzi fuori autostrada per essere più precisi. Ma non è colpa vostra. Ve lo diciamo noi: Nicoleta ha partecipato al blocco del casello di Avigliana lungo l’autostrada del Frejus a marzo del 2012, oltre 7 anni fa, durato la bellezza di 20 minuti durante i quali le auto sono state fatte passare senza pagare l’esoso pedaggio. Il danno accertato per la società che gestisce l’autostrada (leggasi, la società che fa i profitti e che lascia gli spicci allo Stato) è di 600 euro.

Ecco quanto accaduto a marzo del 2012 in questo breve video durante la protesta “Oggi paga Monti” (allora presidente del consiglio)

La sentenza ha colpito sia Nicoletta che altri 11 militanti del movimento. La Cassazione ha ribadito il suo concorso “morale” ed il fatto che “impugnava uno striscione” sulla corsia del Telepass. Nicoletta ha rifiutato le pene alternative perchè sostiene di non aver nulla di cui vergognarsi. E infatti grosso è stato l’imbarazzo dei carabinieri quando si sono trovati centinaia di paesani, amici, conoscenti e attivisti di Nicoletta durante il suo prelievo coatto dall’abitazione per il trasporto in carcere alle Vallette di Torino, dove la aspettavano purtroppo altri 3 NO TAV già in prigione per altre proteste

https://www.youtube.com/watch?v=wm8FaderyS0

Ma cosa successe quel 2012 in Val di Susa ? A febbraio i Comitati No TaV decidono di opporsi agli espropri dei terreni di loro proprietà e all’allargamento del cantiere già in essere dall’estate del 2011 in Val Clarea (dopo lunghe giornate di battaglia l’estate 2011…). La società LTF si presenta con centinaia di poliziotti e altre forze dell’ordine, nonché con i militari, per imporre la volontà di prendere possesso della zona. Luca Abbà, 37enne, conosce bene quella terra e elude i controlli fuggendo dal presidio della “Baita Clarea” dove si trovata insieme ad altri attivisti per difendere dall’esproprio i terreni privati. Luca però viene inseguito da un “cacciatore di Sardegna”, cioè da un carabiniere. Il carabiniere se lo vuole “sgobbare”, come si dice in gergo, non certo impedirgli di salire sul traliccio dell’alta tensione su cui Luca si rifugia suo malgrado.Questo va ricordato, a scanso di equivoci, cioè delle versioni date in pasto dalla forze dell’ordine a tutti i giornalisti. Da quel traliccio, prima di subire una violenta scossa elettrica e cadere, Abbà fa una breve corrispondenza in diretta su Radio Blackout, storica emittente torinese

Luca subito dopo cade a terra folgorato e va in coma profondo. La sua vita si salva ma fa oltre 100 giorni in ospedale. Luca, in questo 2020, si trova agli arresti presso lo stesso carcere di Nicoletta. Come è piccolo il mondo, specie a Torino. Specie in una prigione. In questi due articoli, tra i quali una intervista di Luca, si ripercorre quanto accaduto in quel giorno di febbraio 2012

https://torino.repubblica.it/cronaca/2012/06/23/news/luca_abb_ecco_com_andata_quel_giorno_sul_traliccio-37813238/

https://www.globalist.it/news/2016/05/08/manifestante-no-tav-fulminato-su-un-traliccio-8145.html

La gente della Valle e il resto dei comitati in tutto lo stivale si mobilitarono e si incazzarono perché l’allora capo della Polizia, tale Manganelli (un nome, un programma), aveva pronosticato che nella dura lotta contro il TAV avrebbe potuto scapparci il morto. E infatti, ci sono andati vicino. Dalla parte dei manifestanti, of course. Mentre decine di migliaia di persone organizzavano proteste in sostegno dei No Tav e in solidarietà con Luca, in Valle si dava il via all’occupazione delle arterie stradali e autostradali, anche per impedire alle forze dell’ordine di continuare la loro opera di repressione che si è potuta ammirare nel video intitolato “Archiviato”. 

Per 4 giorni i No Tav mostrano che davvero paura non ne hanno

E la polizia si diede alla pazza gioia: cariche con i manganelli, idranti sulla folla in pieno inverno e…un caffè preso in un bar nel modo che si può ammirare qui sotto.

https://www.youtube.com/watch?v=hnNg1fUOLqM

In questo clima maturò la protesta che portò Nicoletta ed altri 11 ad essere prima accusati e poi condannati a 20 anni complessivi di pena per aver “osato” alzare per 20 minuti le sbarre di un casello. 

E poche settimane dopo, anche ai Castelli Romani, ad Albano precisamente, la polizia non aveva ancora smaltito l’euforia data dal caffè di quel bar di Chianocco: con bastoni e manganelli, due ragazzi subirono fratture agli arti superiori e una donna anziana, che peraltro non era una manifestante ma si trovava lì per caso, venne “sgambettata” e fatta cadere. Fu ricoverata al pronto soccorso di Albano (che non esiste più, per la cronaca). La manifestazione era contro la discarica e l’inceneritore di Roncigliano ma molte erano le bandiere No Tav portate al corteo proprio per ribadire la vicinanza e la partecipazione con le idee e le pratiche dei valsusini. Si contarono anche un arresto di un ragazzo minorenne, una denuncia per 50 manifestanti e un processo per altri 17 conclusosi con l’assoluzione per tutti.

Torniamo a Torino, torniamo “all’oggi”. Dunque, l’8 dicembre in Val di Susa partecipato corteo di 10-15.000 persone insieme ai giovani del Friday for Future

Il 25 dicembre, sì, proprio a Natale, manifestazione No Tav sotto al carcere di Torino in solidarietà con Giorgio,Mattia e Luca

Il 1 gennaio, a Bussoleno, comune della Val di Susa, migliaia di nuovo in corteo per Nicoletta, da 48 ore in carcere anche lei

Insomma, la lotta in Valle non si ferma mai.

Più o meno, abbiamo fatto il punto. Non è solo un treno. E’ molto ma molto di più. Vi invitiamo a scrivere ai detenuti No Tav

Ed, infine, riportiamo due lettere da dietro le sbarre. La prima è di Giorgio, spedita anche a Nicoletta pochi giorni prima del suo stesso arresto. La seconda è scritta da Nicoletta

Lettera di Giorgio

Cari compagne e compagni,

il presidio di ieri sera è stato apprezzato dai detenuti del Blocco B, sia la buona musica e i saluti, sia i fuochi. Nel pomeriggio del 25 dicembre, con un “tranello”, hanno trasferito Mattia in una sezione diversa, non so quale (forse il Blocco C). Al rientro dal cortile dell’area ci eravamo rifiutati di rientrare in cella. Premessa: giovedì 19 dicembre avevamo fatto una “domandina” per richiedere la “socialità” almeno nel giorno di Natale, visto che nella sezione “Nuovi Giunti” non viene mai concessa. “Socialità” vorrebbe dire stare nel corridoio dalle 17 alle 19 a chiacchierare e camminare. Venerdì 20 dicembre avevamo fatto una seconda “domandina” per poter usufruire del servizio pizza interno (di cui non sapevo l’esistenza), nell’impossibilità da parte nostra di poter fare la spesa settimanale. Ben 10 pizze per la sera di Natale da distribuire tra tutti in sezione (34 presenti). Sabato 21 dicembre per “aiutare” le nostre richieste ci siamo rifiutati di rientrare in cella, così era arrivato un ispettore che, dopo averci ascoltato, se n’era andato con le solite scontate e inconcludenti risposte. Così giovedì 25 dicembre ci siamo rifiutati di rientrare. Dopo i classici “consigli utili” non richiesti dal capo posto per farci desistere e velate minacce, siamo rimasti per una oretta abbondante nel corridoio e siamo rientrati in cella. Con una scusa (telegramma?) dunque Mattia è andato verso la rotonda e non è più tornato, nessun problema l’avevamo messo in conto. Sarà più “utile” in un’altra in un’altra sezione. Nei giorni precedenti parecchi detenuti della sezione volevano partecipare, ma abbiamo preferito non esporli ad inevitabili provvedimenti disciplinari (il famoso, qui dentro, “rapportino” anticamera del consiglio di disciplina).

Qui qualsiasi cosa dici devi farlo nella maniera più semplice possibile, senza vanità, linguaggio chiaro, senza essere contorto. Curiose le argomentazioni per non concedere le pizze, dovevamo prenderne una testa e non potevamo ordinarne dieci in due persone così cercavamo di “comprarci” il consenso della sezione per future proteste. Ma quel che proprio non capivano era che noi due volevamo spendere ben 80 euro di pizze per gli altri prigionieri. Una scena comica e surreale alla rotonda del Blocco B: ispettore, capoposto, cinque o sei guardie ci guardavano stralunati come fossimo dei marziani, non volevano credere a quello che noi volevamo fare. La sezione dove sono, la nona, dovrebbe essere adibita a un servizio di osservazione per i nuovi arrivati, non durare più di 5 giorni, in realtà si sta 20/25 giorni: no TV, no socialità, misere arie dalle 9 alle 10:15 al mattino e dalle 13 alle 14:15 al pomeriggio, tre per volta si va alle docce fino alle 16:30, poi chiusura totale in cella fino alle 8 del mattino successivo. La maggioranza qui non possiede soldi per fare la spesa a malapena comprano tabacco e generi per la pulizia personale. Da Francesca Frediani, che ringraziamo per la visita, abbiamo saputo di Roberto Rosso e un mattino lo abbiamo scorto in un cortile dell’area lontano dal nostro. Ringraziamo la Cassa Antirep. le Alpi Occidentali grazie alla cui “rapidità” possiamo spedire questa lettera: in tutta la sezione non c’era un francobollo. Concludo riportando la frase che Mattia ha scritto sul muro della cella: “non vi è rimedio per la nascita e per la morte salvo godersi l’intervallo”, non so di chi è la citazione.

Un saluto a tutti,

No Tav

Lettera di Nicoletta
 

Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta NoTav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l’unico dei mondi possibili.

Sento la solidarietà collettiva e provo di persona cosa sia una famiglia di lotta. L’appoggio e l’affetto che mi avete dimostrato quando sono stata arrestata, e le manifestazioni la cui eco mi è arrivata da lontano, confermano che la scelta è giusta e che potrò portarla fino in fondo con gioia.

Parlo di voi alle altre detenute e ripeto che la solidarietà data a me è per tutte le donne e gli uomini che queste mura insensate rinchiudono.

In questo stesso carcere ci sono anche altri cari compagni, Giorgio, Mattia e Luca che sento più che mai vicini ed abbraccio.

Un abbraccio ed un bacio a tutte e tutti voi.

Siamo dalla parte giusta.

Avanti NoTav!